Educazione alla sostenibilità: ARPAV mette in gara 120.000€ per un innovativo progetto

Scade il 9 settembre 2010 il termine per partecipare ad una gara d’appalto per l’affidamento del servizio di realizzazione di un progetto/spettacolo di educazione alla sostenibilità.

E’ un’ottima occasione per autori, artisti ed esperti in comunicazione di temi ambientali.

Il bando di gara è disponibile sul sito di ARPAV:

Email: informazioni presso: Servizio Approvvigionamenti

Oggetto dell’affidamento è il servizio di ideazione, progettazione e realizzazione di uno spettacolo/conferenza scenica in diverse repliche, di una serie di incontri/workshop con i giovani sul tema dei consumi sostenibili di energia e risorse ambientali, della campagna di comunicazione e della realizzazione di DVD di registrazione degli eventi.

Il valore della fornitura è di 120.000 € + IVA.

Per informazioni amministrative:

  • ARPAV, Servizio Approvvigionamenti
  • Tel. 049/8239374-377-328

Per informazioni tecniche:

  • Settore per la Prevenzione e Comunicazione Ambientale
  • Tel. 049/8767551-614

E-miglia, rally per veicoli elettrici 2010

E-miglia: in Austria la gara si fa più duraLa carovana del rally per veicoli elettrici è entrata in Austria con percorsi impegnativi.

La flotta dell’e-miglia 2010 supera con successo anche i primi test di resistenza. Messi alla prova dalle Alpi austriache i 25 veicoli del primo raduno internazionale elettrico non hanno smentito le previsioni, regalando momenti di divertimento e adrenalina. Dalla tedesca Fussen all’austriaca Innsbruck, in questa seconda giornata piloti e navigatori hanno affrontato oltre un centinaio di chilometri e due nuove prove speciali, circondati come sempre da un panorama spettacolare come quello del Tirolo austriaco e dal silenzio dei propri motori. Il primo test attendeva i partecipanti a pochi chilometri dal valico alpino Passo di Fern: un tragitto di 4,62 km in salita da percorrere esattamente in nove minuti e mezzo. E, forse, senza troppe sorprese a segnare la migliore prestazione è stata ancora una volta una Tesla, quella guidata in questo caso da Robert e Marina Häring. Il team, composto da padre e figlia diciottenne, ha portato alla competizione non solo il proprio entusiasmo ma anche tutta la personale fiducia nella mobilità sostenibile. Convinto sostenitore delle energie rinnovabili – tanto da aver aperto da oltre vent’anni una società che opera nel campo del fotovoltaico – Häring ha anche convertito l’intera flotta della sua compagnia in veicoli elettrici.
Ma l’arrivo a Innsbruck ha confermato vincitore il giovane duo tedesco del team Energiebau; Tim Ruhoff e il suo co-pilota Steven Hoffmann a bordo della Tesla Roadster sono dunque ancora saldi al primo posto. Meno bene, Patrick Zankl e Gerhard Reichert, secondi classificati in quanto, come molti altri team, sono stati penalizzati nella prova speciale perché troppo veloci.
Gli organizzatori hanno assegnato minuti supplementari a molte delle auto che hanno segnato un tempo inferiore ai nove minuti previsti dal regolamento, ribadendo, al momento dell’affissione dei risultati, lo spirito con cui nasce l’e-miglia:dimostrare non tanto le prestazioni raggiungibili in termini di velocità o potenza, quanto l’affidabilità e la sicurezza di un mezzo a cui è affidato il futuro (prossimo) della mobilità. Completamente soddisfatto delle prestazioni dei veicoli Richard Schalber, direttore sportivo del rally: “Tutti i veicoli hanno padroneggiato questa giornata piuttosto difficile uscendone a pieni voti. Noi però non vogliamo esagerare nel mettere alla prova la resilienza di una nuova tecnologia. In realtà vogliamo solo mostrare quanto la mobilità elettrica sia divertente e quanto siano impressionanti già oggi le prestazioni di questi silenziosi veicoli”.

Diario di bordo Secondo giorno della gara per veicoli elettrici da Fussel, in Germania, a Innsbruck, in Austria. Tre le prove della giornata: due lunghi trasferimenti ed una prova speciale, molto impegnativa perché dotata di notevoli pendenze, dove sono state messe a dura prova le doti dei piloti e co-piloti. La prova consisteva nel percorrere un dato percorso, anche accidentato ed esposto, arrivando, senza fermare le ruote, a passare il fotofinish esattamente al centesimo indicato dal direttore di gara. Quindi capacità tecnica nella guida ma specialmente grande sensibilità da parte del copilota nel calcolare medie e strategie di gara. Purtroppo l’auto di Rinnovabili.it, classificata con uno dei migliori tempi nella prova speciale, si è vista retrocedere per una cattiva comprensione del regolamento.
Ci rifaremo domani, grande giornata di gara perché attraverseremo le Alpi ed entreremo in Italia.

SCHEDA RIASSUNTIVA DEL 4 AGOSTO

  • Partenza: Fussen
  • Arrivo: Innsbruck (Landestheater)
  • Tragitto percorso: 120 km
  • Ricariche effettuate dalla partenza alla tappa finale: 1
  • Anidride carbonica risparmiata: 15,96 kg di CO2

E-miglia: emozioni tutte d’un fiato per la prima giornata di gara

E-miglia: inizia l’avventura

Per maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo

Costituito il Gruppo Mob al ministero Ambiente e Brunetta taglia le auto blu con il car sharing

Il ministero dell’Ambiente ha costituito il Gruppo Mob con l’obiettivo di sostenere con idee, iniziative e supporti scientifici l’attività di comunicazione per la diffusione della cultura della mobilità sostenibile.

Il gruppo è aperto alla partecipazione di tutti i soggetti che hanno conoscenze, tecniche, scientifiche e professionali in grado di fornire adeguati contributi alla diffusione della cultura della mobilità sostenibile. Le adesioni e le partecipazioni al gruppo sono volontarie ed a titolo assolutamente gratuito.

Al Gruppo Mob hanno aderito Gabriele Grea, Certet Bocconi, Edoardo Croci, Iefe Bocconi, Mario Molteni, Altis Cattolica Milano, Fabio Casiroli, Politecnico Milano; Andrea Cerroni, Macsis Bicocca, Giorgio Beghella, Monza Research Institute/Autodromo di Monza, Andrea Baracco, Low Impact, Barbara Covili, Mobility Tech.

Il Gruppo Mob si propone l’organizzazione della Conferenza sulla Comunicazione della Mobilità Sostenibile (nella primavera 2011) che consenta di predisporre un programma operativo di interventi in questo campo. Saranno invitati tutti gli attori della filiera mobilità sostenibile.

Nella stessa ottica, il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ha annunciato che nel mese di settembre presenterà un disegno di legge per incentivare l’utilizzo del car sharing nelle strutture della PA. Questa strategia porterà alla diminuzione delle auto blu con un risparmio complessivo previsto di due miliardi di euro in tre anni.

fonti:

6^ Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa alla Bocconi di Milano

Il Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa “Dal Dire al Fare si terrà 28 e 29 settembre 2010 all’Università Bocconi di Milano.

Il programma delle due giornate prevede:

  • Convegno di apertura Istituzioni, esperti nazionali e internazionali e imprese si confronteranno sul tema del vantaggio dell’agire responsabile.
  • Laboratori Tematici Incontri interattivi di due ore in cui promotori e sponsor approfondiranno alcuni temi di grande attualità.
  • Spazio PA Momenti di approfondimento su argomenti che interessano in particolar modo gli enti pubblici ma che coinvolgono anche altri soggetti, in particolare le PMI.
  • Spazio Autori Presentazioni di libri sulla CSR e dialogo con gli autori.
  • Eventi speciali Incontri per conoscere progetti “responsabili” realizzati dalle imprese presenti al Salone.
  • Spazio Giovani Attività dedicata agli studenti delle scuole superiori e delle università.

UN SALONE TRA IL FARE E IL DIRE,

UN “THINK-FACT TANK” SULLA

RESPONSABILITÀ SOCIALE

Dal Dire al Fare 2010 si propone agli espositori e ai visitatori come la manifestazione in cui lo spazio del confronto e dello scambio diventa condivisione di esperienze e arricchimento per la vita quotidiana dell’organizzazione. E come il luogo in cui la partecipazione di tutti consente di trovare risposte nuove alle domande del presente, strade nuove alle scelte del futuro.

I PERCORSI

Sono tre le strade lungo le quali si sviluppa Dal Dire al Fare 2010:

  • il rapporto tra Innovazione e Responsabilità Sociale
  • la Responsabilità Sociale come leva per la Competitività del territorio
  • Vantaggi per l’organizzazione responsabile e i suoi stakeholder

Questi percorsi si intrecciano con altri temi strategici per il futuro della Responsabilità Sociale:

  • il ruolo della Pubblica Amministrazione come soggetto che promuove la CSR al proprio interno e crea cultura nelle piccole e medie imprese e nel territorio
  • la necessità di creare partnership sempre più efficaci tra imprese, Enti Locali e organizzazioni del Terzo Settore
  • l’importanza di far crescere nei giovani la cultura della Responsabilità Sociale

LE DOMANDE DI PARTENZA

Attraverso questi percorsi, si troveranno insieme risposte a queste e ad altre domande:

  • la competitività responsabile può essere considerata unostrumento anti-crisi?
  • le imprese più attente all’innovazione sono anche quelle che hanno inserito la CSR nel proprio modello di sviluppo e nella cultura d’impresa?
  • creatività, flessibilità, innovazione sono sinonimi?
  • i territori dove la CSR è maggiormente “diffusa” sono più competitivi di altri?
  • quali sono i portatori di interesse che traggono benefici maggiori dal rapporto con un’organizzazione responsabile?
  • come si possono misurare i ritorni positivi della CSR?


NEWSLETTER

Come scegliere i prodotti sostenibili? Ecco la proposta di www.nuovoeutile.it

Un’interessante guida per scegliere i prodotti sostenibili proposta da www.nuovoeutile.it:

nuovo e utile, teorie e pratiche della creatività

Quali alimenti contengono meno sostanze chimiche nocive? Quali giocattoli hanno impatto zero sull’ambiente? Migliaia di valutazioni di esperti sui prodotti di tutti i giorni meno dannosi per noi e per il pianeta.

Divulgativo, in inglese.

GOODGUIDE - Prodotti sostenibili in un click

Uno dei 50 migliori blog del 2008 secondo Time. Video, foto e storie d’innovazione spiegano come una creatività energica e ottimista affronta le sfide di un ambiente difficile. Ottimo.

Divulgativo, in inglese.

AFRIGADGET - Risolvere problemi quotidiani con l’ingenuità africana

ASKNATURE - Rubare idee dalla natura

Innovare ispirandosi a serpenti, farfalle, piante, cellule, batteri…                    a cura dei biomimicry Institute (da bios, vita e mimesis, imitazione) un repertorio di strategie per prodotti bioispirati. Meraviglioso.

Tecnico, in inglese.

BESTUP – Bello, Equo e Sostenibile

Il movimento italiano per l’abitare sostenibile promuove il confronto, la cooperazione e la formazione nell’ambito del design, dell’arredamento e dell’edilizia. Trovi articoli, news e info utili.

Divulgativo, in italiano.

DEZEEN/GREEN - La creatività sostenibile migliora il design

La bella sezione verde di una delle maggiori testate di architettura e       design mostra come le logiche della sostenibilità si traducono in pratiche di progettazione e produzione. Con ottimi risultati.

Tecnico, in inglese.

EARTHDAY.NET - Cosa si deve fare per un ambiente sostenibile

Molte info ed eventi sullo stato di salute del pianeta. Prova anche      Ecological Footprint: gioco carino per calcolare in base ai consumi     personali il tuo impatto ambientale (niente panico!).

Divulgativo, in inglese.

ECOBLOG - Vivace, aggiornato, curioso

Post frequenti e curati, video, notizie e indicazioni utili a cura di un      gruppo di giovani ecologisti ed esperti di tematiche ambientali. Grande attenzione a riciclaggio ed ecogadgets.

Divulgativo, in italiano.

Progetto Veneto CSR: attività e documenti

Il Progetto Veneto CSR è nato nel 2006 dalla firma del Protocollo d’Intesa tra Regione del Veneto e Unioncamere del Veneto e prevede la promozione, sensibilizzazione e formazione sulla cultura ed i principi della Responsabilità Sociale d’Impresa, in inglese Corporate Sociale Responsibility (CSR).

A luglio 2009 con Dgr. N° 1753 il Protocollo è stato rinnovato per il triennio 2009/2013 e ha consentito la firma, avvenuta a settembre, della Convenzione 2009/2010. Tra le principali attività previste: la diffusione dei requisiti minimi per un percorso di responsabilità sociale definiti dal Forum Multi-stakeholder veneto per la CSR e le attività di comunicazione e di formazione con imprenditori, operatori e scuole.

Nell’ambito del Progetto Veneto CSR, in questi anni Unioncamere ha realizzato una costante attività di promozione attraverso i principali mezzi di comunicazione (spot radio, inserzioni su quotidiani, totem pubblicitari e distribuzione di brochure), convegni e seminari e tre cicli di formazione sulle tematiche della CSR rivolti a funzionari camerali, consulenti, manager e imprenditori.

Il Forum Veneto Multistakeholder per la CSR , istituito col Protocollo e composto da rappresentanti regionali delle diverse parti sociali (istituzioni pubbliche, associazioni di categoria e sindacati) ha coordinato la realizzazione del Documento sui Requisiti Minimi per un Percorso di Responsabilità Sociale d’Impresa. Il documento per la prima volta fissa dei parametri univoci per identificare le aziende venete socialmente responsabili e rappresenta il punto di arrivo di un lungo confronto tra le diverse categorie di attori sociali che gravitano attorno al mondo imprenditoriale veneto. Nei prossimi mesi verrà realizzata una sperimentazione del documento realizzando delle brevi interviste e consulenze con alcune aziende che si offriranno volontarie e che verranno supportate nel processo di autovalutazione sulle proprie azioni di CSR.

Attorno alle categorie di azioni individuate dal documento sono stati, inoltre, raccolti i casi della pubblicazione Veneto e imprese: un futuro responsabile. Buone pratiche di Responsabilità Sociale d’Impresa in Veneto realizzata da Unioncamere e Regione del Veneto. La raccolta, prima del suo genere in Italia, a testimonianza dell’impegno del Veneto nelle tematiche della responsabilità sociale, è stata presentato il 13 marzo 2009 durante il convegno La Responsabilità Sociale d’Impresa in Veneto: azioni e prospettive organizzato da Unioncamere e Regione del Vento presso la sede distaccata di Confindustria Vicenza a Valdagno (Vi).

Per ulteriori informazioni visita anche il sito della Regione Veneto.

Atti del convegno:

Presentazione Gian Angelo Bellati
Presentazione Giorgio Brunello
Presentazione Santo Romano
Presentazione Torsten Christen

Questionario customer satisfation

La Responsabilità Sociale di Impresa nella Costituzione secondo Giampietro Vecchiato

di Giampietro Vecchiato, pubblicato in www.ferpi.it

In tempi in cui si parla sempre più spesso di revisione della Costituzione, Giampietro Vecchiato individua nell’ art. 41 un’incredibile modernità pur a 60 anni dalla sua stesura. Il riferimento alla Responsabilità Sociale di Impresa che si legge tra le sue righe è evidente ed è un aspetto da cui le imprese che si muovono in un’autentica autonomia di mercato non possono prescindere.

Nel dibattito in corso in questi giorni sulle proposte di modifica dell’Art. 41 della Costituzione Italiana, vi è, sia pure indirettamente, un chiaro riferimento alla Responsabilità Sociale d’Impresa. L’Art. 41 recita infatti:

L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali.

Molti storici e studiosi vi leggono, soprattutto nel terzo comma, la paura dei Costituenti per la libera impresa e per l’imprenditore. Imprenditore e impresa erano percepiti come “pericolosi” protagonisti della vita collettiva, perché inclini a sfruttare e a curare quasi esclusivamente i loro interessi capitalistici.

Oggi il mondo è molto cambiato ed il “fare impresa” non è più considerato un attentato alla collettività. Anzi, anche a livello di lavoratori dipendenti, si parla sempre più della necessità di passare da una “cultura della dipendenza” ad una cultura del rischio personale e dell’auto-imprenditorialità.

La cultura della responsabilità sociale d’impresa si è inoltre diffusa e consolidata e viene monitorata da organismi indipendenti. Nessun imprenditore o manager pensa di poter agire contro gli interessi della comunità senza riportarne alcun danno. Nell’ultimo decennio si è quindi consolidata una dimensione della RSI a livello sovranazionale di gran lunga più coerente ed efficace di quanto non possono aver scritto e pensato – sia pure in un clima di compromesso tra istanze cattoliche, socialiste e comuniste e caratterizzato da una certa cultura anti-impresa – i padri costituenti.

A distanza di 60 anni, utilizzando una chiave di lettura storica priva di ogni filtro ideologico, emerge infatti tutta l’attualità ed il valore sociale dell’Art. 41.

Riscriviamo quindi, se serve, l’Art. 41, valorizzando e ampliando il ruolo dell’impresa e dell’imprenditore per lo sviluppo economico, il progresso tecnologico, l’innovazione, il miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva. Ma non fermiamoci allo slogan – sicuramente affascinante e liberatorio – “tutto è libero tranne ciò che è vietato dalla legge penale ed europea”.

Sia un rigoroso liberismo di mercato (di cultura anglosassone), che un’efficace economia sociale di mercato (di cultura tedesca) richiedono infatti, senza se e senza ma, una seria regolazione a tutti i livelli del conflitto d’interesse e delle rendite parassitarie, unite ad un forte stimolo alla competizione e alla concorrenza, al riconoscimento del merito, alla creazione di autorità di vigilanza con poteri reali e non solo ex post ed una chiara conoscenza dei meccanismi di formazione dell’opinione pubblica (nel 1948 non c’erano la televisione e, soprattutto, Internet).

Ogni modifica dell’Art. 41 è ovviamente benvenuta, ma deve sì partire dal concetto di libertà individuale e imprenditoriale, ma che va indissolubilmente legato al concetto di responsabilità individuale.

Riduciamo quindi l’indebita ingerenza dello Stato che ostacola la naturale creatività dell’uomo e ne impedisce la libera espressione e maturazione. Ma ricordiamo con Luigi Einaudi “che una persona diventa matura quando diventa responsabile, quando sa usare la libertà responsabilmente”.

Pertanto, partendo dalla convinzione che non è solo la sete di denaro e di successo la molla che crea l’imprenditore, ma anche la voglia di contribuire alla creazione di un mondo migliore, è necessario ribadire con forza e determinazione che il concetto di responsabilità individuale è il prerequisito indispensabile per la Responsabilità Sociale d’Impresa.

Una responsabilità che si allarga fino a comprendere:

  • a) la conoscenza, la misurazione e la valutazione degli impatti che le attività dell’impresa hanno sulla comunità e sull’ambiente;
  • b) che tutti gli stakeholder, nessuno escluso, vanno coinvolti nella ricerca di un giusto bilanciamento dei legittimi interessi in gioco;
  • c) che l’attività imprenditoriale deve essere guidata da un forte senso di comunità e di rispetto per la dignità delle persone.

Concludendo, anche l’impresa che sarà creata secondo il “nuovo Art. 41”, dovrà muoversi in un’autentica economia di mercato (senza furbizie né scorciatoie, senza privilegi né mascheramenti) e dovrà comunque essere una straordinaria scuola di rigore, di merito, di impegno, di creatività, di realizzazione personale e di responsabilità sociale.

Regione Veneto e Unioncamere del Veneto presentano la brochure del Progetto CSR Veneto 2010

La Regione Veneto con Assessorato all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro insieme all’Unioncamere del Veneto, ha presentato la nuova brochure del Progetto CSR Veneto 2010 allo scopo di promuovere le attività previste dalla convenzione 2009/2010 nell’ambito del Progetto CSR Veneto – Forum Multistakeholder.

Il Progetto è nato dal Protocollo d’Intesa per la promozione e la diffusione della Responsabilità Sociale d’Impresa, siglato nel 2006 e rinnovato nel settembre 2009.

Confservizi Veneto e Camera di Commercio di Padova, con il riconoscimento UNESCO, nel 2009 ha avviato il Progetto “Padova Sostenibile & Responsabile” realizzando un Vocabolario in video YouTube, cartaceo e digitale.

Info sul Progetto CSR Veneto:

  • dr.ssa Irene Gasperi – Unioncamere del Veneto (tel. 041 0999301)
  • dr.ssa Giordana Di Lorenzo – Regione del Veneto – Direzione Regionale Formazione (tel. 041 2795088)

CSR, Responsabilità Sociale delle imprese: Italia fanalino di coda nella ricerca RGA

Dal Primo Rapporto sulla Responsabilità Sociale e la Competitività realizzato dalla RGA, emerge che la CSR in Italia è ancora indietro rispetto al contesto internazionale e sembra non avere alcun effetto in termini di competitività, ma solo in termini di reputazione.

Su 31 Paesi analizzati l’Italia è solo al 26° posto, poco sopra il Messico, il Perù, l’Egitto e la Grecia.

Elisa Scarcella in Eccellere sottolinea che il rapporto è basato su una ricerca condotta da un gruppo di lavoro coordinato da Carlo Cici (Senior Manager di RGA e docente di comunicazione ambientale e sociale all’Università Statale di Milano), svolta attraverso interviste in profondità, condotte tra giugno e ottobre 2009, ai vertici di più di quaranta aziende italiane: Acea Electrabel, Arthur D. Little, Amsa, Atm, Banca Prossima, BAT Italia, Casaleggio & Associati, Coca-Cola HBC Italia, Coop Lombardia, Deloitte, Eu.promotion, Ferrovie dello Stato, Fiat, Fondazione Imola, Fondazione Monte Paschi di Siena, Furla, Gancia, Gruppo Mercurio, Gruppo Hera, Impregilo, Interactive Data Kler’s, Intesasanpaolo, Italfer, Italgas, Juventus, Lucchini, Mazzali, Microsoft Corporation, Pomini, Protiviti, Raffineria di Milazzo, Rcs, Rfi, Roche, Roche Diagnostics, Sace, Saes, Sistemi urbani, Trenitalia, Upim, Valsoia,

Per l’Italia si tratta di un posizionamento distante dai principali Paesi europei e, più in generale, dai Paesi sviluppati: nella prima posizione della classifica appare la Svizzera seguita da Danimarca, Singapore, USA, Svezia. Fino a poco tempo fa poteva essere sufficiente “compensare” con una donazione i danni arrecati alla collettività o al pianeta nello svolgimento della propria attività d’impresa.

Oggi non è più così: temi come la fame nel mondo e l’inquinamento ambientale che difficilmente si conciliano con le logiche aziendali, rientrano nel concetto di sostenibilità, concetto che non può più essere messo in discussione, perché divenuto fattore chiave del business che può aumentare la competitività dell’azienda, andando oltre i benefici temporanei in termini di ritorno d’immagine.

Per i vertici delle nostre aziende, purtroppo, i fattori chiave per il successo sono riconducibili soltanto al mercato e il principale beneficio che si trae dalle azioni di CSR è reputazionale e di brand. Deve dunque cambiare l’ottica secondo la quale agire.

Anche se quasi ultime in classifica, le imprese italiane adottano alcuni interventi socialmente responsabili. I più significativi sono dedicati principalmente:

  • alle persone, nel campo della salute e della sicurezza o della formazione;
  • alle comunità, come attività di beneficenza e donazioni, partnership con enti locali e associazioni no profit;
  • all’ambiente, creando ad esempio prodotti a minor impatto ambientale, certificazione ISO 14001 e pubblicazione dei dati ambientali.

.

fonti:

  • http://www.rgassociati.it
  • http://www.eccellere.com
  • http://www.manageronline.it

La Sostenibilità per la prima volta nel Rapporto annuale ISTAT

L’Istat ha pubblicato per la prima volta nel suo “Rapporto annuale” un intero capitolo, il 4°, sulla sostenibilità ambientale. Tutto il lavoro è impostato finalmente incrociando l’economia con l’ecologia e su base scientifico/matematica.

Ecco l’intero capitolo dedicato all’importante argomento:

4.4 La sostenibilità ambientale:

risorse naturali e spesa per la protezione

Il Consiglio di Gotheborg del giugno 2001 ha approvato la strategia europea per lo sviluppo sostenibile, aggiungendo la dimensione ambientale a quelle già previste dalla strategia di Lisbona. Il Consiglio ha fornito indicazioni di priorità in tema di cambiamenti climatici, trasporti, minacce alla salute pubblica, gestione responsabile delle risorse naturali e ha avviato un processo istituzionale affinché gli Stati membri adottino strategie nazionali per lo sviluppo sostenibile, a partire da processi di consultazione di tutti i soggetti interessati. L’industria, in particolare, è invitata a farsi carico dello sviluppo di tecnologie che rispettino l’ambiente nell’energia e nei trasporti e che possano produrre il “disaccoppiamento” (decoupling) tra crescita economica e sfruttamento delle risorse naturali.

La dimensione ambientale della sostenibilità va naturalmente analizzata considerando le strette interconnessioni con la dimensione economica, anche alla luce della crisi. Per assicurare adeguati livelli di benessere alle future generazioni, infatti, è fondamentale il mantenimento degli stock di capitale naturale, che dovrebbero essere garantiti da politiche ambientali, alle quali possono essere associati costi economici. Risulta particolarmente rilevante, quindi, l’analisi delle risorse naturali utilizzate per la produzione e il consumo di beni e servizi, in quanto i prelievi diretti di risorse naturali dall’ambiente nazionale e dall’estero sono responsabili di pressioni effettive e potenziali di vario tipo sull’ambiente (danni al paesaggio, emissioni nelle acque e in atmosfera, generazione di rifiuti). Benché il confronto tra la produzione dei rifiuti urbani con i principali indicatori socio-economici mostri come l’obiettivo del disaccoppiamento fra crescita economica e produzione dei rifiuti non sia stato ancora conseguito, in termini di sostenibilità complessiva alcuni traguardi sono stati raggiunti, sia per la riduzione complessiva del volume di rifiuti urbani prodotti in Italia, sia per gli obiettivi stabiliti dalla legge sulla quota di raccolta differenziata.

D’altra parte, i consumi energetici e le fonti utilizzate per soddisfare la domanda di energia determinano ripercussioni sull’ambiente, particolarmente evidenti quando si tratta di combustibili fossili, che nel processo di combustione rilasciano anidride carbonica; per questo, il maggior uso di risorse rinnovabili appare necessario.

Anche se in Italia continuano a diminuire le emissioni di gas serra (-2 per cento nel 2008 e -9 per cento nel 2009), il conseguimento dell’obiettivo del Protocollo di Kyoto di una riduzione del 6,5 per cento rispetto ai valori del 1990 – che il nostro Paese deve perseguire entro il 2012 – è lontano. Lo stesso vale per quelli enunciati dall’Unione europea, con la strategia integrata in materia di energia e cambiamenti climatici, che prevedono un abbattimento delle emissioni del 30 per cento al 2020 (se altri paesi sviluppati accetteranno di assumersi impegni analoghi) e dell’85 per cento al 2050. L’andamento delle emissioni di gas serra imputabili alle attività produttive mette in luce, comunque, importanti evoluzioni strutturali dell’economia e, nelle singole attività, dell’efficienza energetica e di quella dal punto di vista ambientale (misurata dalle emissioni per unità di input energetico).

Infine, alcuni cambiamenti nella mobilità individuale hanno determinato effetti positivi in termini di sostenibilità ambientale, grazie alla tendenza a preferire mezzi più nuovi e meno inquinanti e alla crescita degli utenti del trasporto pubblico locale. La diffusione di mezzi che garantiscono emissioni inquinanti dei gas di scarico più basse e consumi di carburante ridotti è stata favorita dagli incentivi all’acquisto di vetture nuove.

La portata dello sforzo economico messo in atto sia per soddisfare la domanda corrente di servizi ambientali, sia per affrontare quella futura, attraverso appropriati investimenti, emerge dall’analisi della spesa sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per la gestione dei rifiuti, delle acque reflue e delle risorse idriche. La gestione dei servizi idrici urbani (prelievo, trasporto e distribuzione di acqua potabile, raccolta e depurazione delle acque reflue), interessata da significativi cambiamenti normativi, si è evoluta anche nella direzione della tutela ambientale integrale del ciclo delle acque, in termini sia qualitativi sia quantitativi, a vantaggio delle generazioni presenti e future.

4.4.1 Il metabolismo socioeconomico e i flussi materiali

Il fabbisogno di risorse naturali generato dalla produzione e dal consumo degli italiani è soddisfatto solo parzialmente da prelievi diretti dalle risorse naturali italiane. Per il terzo anno consecutivo, nel 2008 questi prelievi di materiali utilizzati sono diminuiti, avvicinandosi ai valori minimi raggiunti negli anni 1985, 1994, 1997 e 2003.

Per quanto riguarda le biomasse, la riduzione conferma una tendenza di lungo periodo al progressivo abbandono delle attività dalle quali esse provengono, in particolare quelle agricole. Più legata al ciclo economico è, invece, la riduzione dell’estrazione interna di minerali non energetici, provenienti per la stragrande maggioranza da cave e scavi, utilizzati prevalentemente nelle costruzioni. Il prelievo di questi materiali comporta danni al paesaggio e pressioni potenziali di vario tipo sull’ecosistema; la loro ricollocazione, in particolare, va a interferire con la biodiversità e i cicli naturali delle acque, contribuendo tra l’altro a disastrose alluvioni.

Sul territorio nazionale vengono effettuati anche prelievi diretti di risorse naturali non valorizzate economicamente, ma strumentali all’accesso ai materiali utili o all’utilizzo dello spazio. I materiali prelevati (residui di piante, scarti di cava e miniera; terra e rocce da scavi per costruzioni) non sono incorporati in prodotti di alcun tipo e solo di recente i loro flussi sono stati valutati statisticamente, pur trattandosi di flussi “nascosti”. Anch’essi comportano pressioni sull’ambiente – effettive e potenziali – poiché divengono rifiuti, talvolta pericolosi, nel momento stesso in cui sono sottratti alla natura. Gli andamenti di lungo periodo possono essere ricondotti, per le biomasse, all’affermarsi di colture con maggiori scarti; per i residui minerali, alla progressiva scomparsa delle miniere; per le terre e rocce da scavo alla riduzione delle volumetrie dei nuovi edifici costruiti, al punto che gli ultimi anni mostrano un andamento coerente di questo indicatore con quello dei corrispettivi materiali utilizzati.

Data la scarsa dotazione nazionale di risorse naturali pregiate, quali minerali metalliferi e combustibili fossili, per l’Italia è necessario approvvigionarsi all’estero. Per tali input, l’effetto della crisi economica è stato particolarmente evidente: dopo una crescita ininterrotta dal 1996 (nel 2007 era stato raggiunto il massimo storico di oltre 383 milioni di tonnellate), nel 2008 si registra una secca battuta d’arresto e, per la prima volta dal 1993, un calo contemporaneo delle principali componenti. Particolarmente importante è il caso dei combustibili fossili e dei prodotti derivati, per l’ampiezza dei flussi e per le conseguenze ambientali del loro utilizzo: su questi flussi, che nel complesso superano i 200 milioni di tonnellate annue già dal 2003 e rappresentano oltre il 50 per cento di tutte le importazioni in termini di peso, si fonda, infatti, il “metabolismo della società italiana”.

Sulla loro evidente tendenza alla crescita, si innestano fluttuazioni cicliche, che tuttavia, prima della attuale crisi, solo in due occasioni hanno avuto segno negativo: il calo nel 2008 è stato dell’1,9 per cento rispetto all’anno precedente e del 2,1 per cento rispetto al massimo storico raggiunto nel 2006. Una diminuzione ben più pronunciata si era registrata nel 1993 (-4,6 per cento), mentre nel 2001 la riduzione era stata dello 0,5 per cento.

La tendenza alla crescita nell’ultimo decennio delle importazioni in termini fisici è ancor più evidente per i minerali non energetici e i prodotti derivati, che però nel 2008 diminuiscono del 6,8 per cento. Non si tratta tuttavia di un episodio unico: nel 1993 e nel 1996 si erano già registrate flessioni più ampie (rispettivamente del 7,3 e del 9,7 per cento), mentre nel 2002 queste importazioni erano scese del 2,4 per cento. Per quanto riguarda le biomasse, all’effetto della crescita economica sulla domanda di importazioni si aggiunge una tendenza di lungo periodo a rimpiazzare la produzione interna con il ricorso al mercato internazionale. Per quanto riguarda il breve periodo, il calo del 2008 è stato uguale a quello dei minerali non energetici (-6,8 per cento); un calo maggiore si era osservato soltanto nel 1992 (-9,3 per cento). Si nota infine una tendenza di lungo periodo alla crescita anche per la piccola componente dei prodotti altamente elaborati, da associare al generale spostamento verso la fine della filiera produttiva di tutte le importazioni italiane. In questo contesto, la caduta del 13,8 per cento del 2008 è particolarmente vistosa.

Lo spostamento delle importazioni verso la fine della filiera produttiva ha come conseguenza l’aumento dei flussi materiali necessari per la produzione all’estero dei prodotti importati. Tali flussi, anch’essi “nascosti” al pari dei materiali inutilizzati, solo di recente sono diventati oggetto di attenzione da parte della statistica ufficiale. Utilizzati “a monte” per produrre i beni importati, essi costituiscono una sorta di “impronta ecologica” delle importazioni, sia in termini di utilizzo di risorse aggiuntivo rispetto alla materia in queste ultime incorporata, sia in termini di rifiuti ed emissioni generati “a monte”. L’analisi del fabbisogno complessivo di flussi materiali, sia visibili sia “nascosti”, del sistema socioeconomico italiano mette in luce come nell’ultimo decennio la componente ciclica prevalga sulla tendenza strutturale alla crescita dell’indicatore. Questo, per effetto soprattutto delle componenti interne, sembra aver anticipato la crisi attuale, essendo la flessione del 2008 più pronunciata di quanto non sia avvenuto in concomitanza dei precedenti periodi di rallentamento o caduta dell’attività economica.

Andrà verificato su più lunghi periodi di osservazione se all’effetto della crisi si sia sommato in Italia quello, auspicabile, di un tendenziale disaccoppiamento tra il livello dei flussi materiali riconducibili alle attività antropiche e quello di tali attività. L’indicatore relativo al consumo di materiale interno, 38 che comprende tutti i materiali dissipati nell’ambiente naturale del territorio nazionale o accumulati alla fine di ciascun anno in stock antropici, mette in risalto alcuni aspetti fondamentali della movimentazione dei flussi materiali legata al metabolismo del sistema socioeconomico italiano, cioè dei materiali emessi nelle acque o dell’atmosfera, oppure che si trovano alla fine dell’anno incorporati in rifiuti deposti nelle discariche o in infrastrutture ed edifici che modificano il territorio o in altri beni durevoli destinati a diventare rifiuti nell’arco di anni o decenni.

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fonte:

  • http://www.greenreport.it